Quando il rientro alla normalità fa paura, allora è importante chiedere un aiuto

In questi ultimi due anni abbiamo vissuto un forzato isolamento sociale, lavorativo, scolastico per il bisogno di proteggere sé stessi e gli altri e poi con l’arrivo dell’estate è avvenuto un graduale ritorno alla normalità. Ma come si fa a vivere una normalità ancora in piena pandemia?

La pandemia ha generato diversi disturbi emotivi e psicologici negli adulti, negli adolescenti e anche nei bambini. Per non parlare poi del senso di stanchezza e spossatezza, disturbi del sonno e dell’umore. Sono aumentati i disturbi d’ansia e depressione. In particolar modo l’ansia generata da questo ritorno alla normalità per alcuni vissuta come eccessivamente precoce rispetto al continuo aumento dei contagi.
Da una parte il ritorno alla vita di prima, fatta di socialità, di sorrisi senza mascherine, di saluti con abbracci e baci, di una pizza al ristorante, di un cinema o un teatro, di un aperitivo con gli amici, è stata la soddisfazione di un bisogno comune all’intera popolazione, un bisogno castrato per ben due anni ed oggi finalmente soddisfatto. Allo stesso tempo però il rientro alla vita pre-Covid-19 ha generato anche un senso di paura e ansia.
Spesso i miei pazienti, ultimamente, mi raccontano della loro frustrazione ad uscire di casa, ad andare in luoghi chiusi senza mascherina, all’ansia per le vacanze per paura di prendersi il virus e rovinarsi le ferie, il timore di ritornare in presenza a lavorare…

“Vede dottoressa dovrei organizzare le mie vacanze… accendo il computer e resto lì immobile, non so né dove né come andare… mi domando e se poi in albergo mi prendo il Covid? Mi rovino le ferie e allora alla fine con mia moglie abbiamo deciso di non fare nulla… quest’anno è andato così, il prossimo si vedrà.”
 
“Ultimamente ho deciso di non guardare più il telegiornale, troppe tragedie e poi questa pandemia che non passa, siamo in estate eppure l’ondata di Covid è in aumento… ci dicono che possiamo togliere le mascherine anche nei luoghi chiusi, possiamo tornare alla vita di prima, ma non ci riesco… io giro ancora con la mascherina ma poi mi sembra che gli altri pensano che sono un’ossessionata da questa paura del Covid… ma come fanno a stare così tranquilli? Vorrei anche io liberarmi da questa mascherina, da questo continuo disinfettarmi le mani, ma io ho due genitori anziani e ho una responsabilità verso di loro…”

“Dottoressa le sembrerà assurdo ma io ho molta più ansia e paura adesso che finalmente ci hanno liberato da questa prigionia dello stare a casa e da queste museruole, che prima durante le zone colorate… si ricorda la zona rossa, arancione, gialla? Ebbene si sembrava una barzelletta con tutti questi colori, ma io mi sentivo più tranquilla. Mia figlia è un’adolescente ed ha rispettato sempre ogni restrizione perché io sono una paziente oncologica e lei per proteggere me ha rinunciato a tutto quello a cui poteva rinunciare, ma adesso poverina ha bisogno di uscire, di viversi una normalità, di tornare a stare con i suoi amici… io non le impedisco tutto questo, ma non nego che ho paura…”

“Oggi dottoressa sono davvero agitata, mio marito è tornato in presenza a lavorare e i miei figli hanno iniziato i centri estivi… qui nel mio quartiere sento continuamente che qualcuno si è beccato il Covid, nonostante siamo in estate i contagi continuano a salire e, lei lo sa, i miei genitori oltre ad essere anziani sono anche oncologici… che devo fare? Mi chiudo in casa e non li vedo più? Non è possibile ovviamente ma sto davvero in ansia!”

Come si può vedere da queste testimonianze di alcuni miei pazienti in psicoterapia, se molte persone sono riuscite a tornare a una normalità tante altre fanno ancora molta fatica. Non a caso in questo periodo si è parlato spesso di “sindrome della capanna”, un insieme di emozione negative, paura, ansia, apatia, tensione, nervosismo che ci spingono a sentirci protetti solo in casa. In un accurato articolo pubblicato da Giunti Psychometrics già nel maggio 2020 oltre ad una dettagliata descrizione della sindrome c’è anche una bibliografia che riprendo qui integralmente per consentire a tutti un approfondimento del tema, oggi di estrema attualità.
Avere paura è normale, ma quando la paura entra prepotentemente nella nostra quotidianità, limitandola, allora è importante riconoscere che si ha bisogno di un aiuto. Non bisogna esitare a chiederlo ad uno specialista che sappia accogliere e capire il problema senza minimizzarlo ma aiutando l’altro a gestirlo e a superarlo. Solo in questo modo è possibile trovare una dimensione equilibrata alla nuova realtà post Covid-19.

BIBLIOGRAFIA

 

Giunti Psychometrics: https://www.giuntipsy.it/informazioni/notizie/sindrome-della-capanna-cos-e-e-come-affrontarla
Roberta Senese, Sindrome della Capanna o del Prigioniero: che cos’è?, Pagine Mediche
Lauren Geall, Coronavirus and agoraphobia: worried about leaving the house after lockdown? You’re not alone, Stylist
Lauren Geall, Return anxiety: why lockdown easing is filling you with dread and how to handle it, Stylist
Fase 2 e Sindrome della Capanna, Psiconet
Kristen Rogers, Do I have ‘cabin fever?’ What it is, how to ‘cure’ it, CNN Health, marzo 2020
COVID-19, Loneliness, and Cabin Fever, Healthwise, aprile 2020
Francesca Biagioli, Sindrome della capanna (o del prigioniero): ecco perché potremmo non avere affatto voglia di uscire di casa e tornare alla nostra vita precedente, Greenme, maggio 2020
Massimiliano Lenzi, Coronavirus e la sindrome della capanna. La psicologa: molte persone non escono più, Il Tempo, maggio 2020
La sindrome della capanna e il non volere uscire di casa, Guidapsicologi, maggio 2020
Mariangela Cutrone, Che cos’è la sindrome della capanna, Il Giornale, maggio 2020
Sindrome della capanna: paura di uscire dalla quarantena, La mente è meravigliosa, maggio 2020
Luisiana Gaita, Coronavirus, dopo il lockdown la sindrome della capanna e quella paura di uscire, Il Fatto Quotidiano, maggio 2020.